Tratto da "Storia del Karate" di K. Tokitsu - Luni Editrice

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Possiamo domandarci in che misura questa esperienza di ricevere colpi abbia avuto un'influenza negativa sullo stato di salute di S. Egami, che si è aggravato a partire dalla quarantina. Sulle foto di quest'epoca egli è esile e molto muscoloso. I suoi muscoli addominali gli hanno permesso di resistere ai colpi, ma non ha per caso accumulato in profondità traumatismi progressivi ai diversi organi? Tanto più che S. Egami aveva dei problemi digestivi fin dall'infanzia. Penso che questo interrogativo sia da prendere in considerazione, poiché questo problema non è stato ancora affrontato in modo scientifico. Anche se una persona giovane può resistere ai colpi in maniera apparentemente facile, non è probabile che essa accumuli ogni volta un leggero traumatismo che si manifesterà soltanto anni dopo, quando avrà superato una certa soglia d'età? Per coloro che cercano una pratica a lungo termine, è indispensabile che situino i loro allenamenti in una prospettiva sufficientemente lunga.
Possiamo ricavare delle lezioni di prudenza dall'esperienza di S. Egami.

S. Egami continua:
«Ho voluto sapere se il mio tsuki fosse veramente efficace o no, e come bisognava fare per ottenere uno tsuki efficace.
Ma non potevo provare su qualcuno.
Non avevo che una soluzione: invitare persone di ogni genere a colpirmi con tutta la loro forza sul ventre per studiare la qualità dei colpi.
Ho ricevuto colpi da karateka, pugili, kendoka, judoka, ecc...
Il risultato di questa ricerca è stato desolante, poiché ho dovuto constatare che lo tsuki del karate era il meno efficace. Ho dovuto riconoscere una cosa sconvolgente: più una persona aveva praticato a lungo il karate, più l'aveva praticato con serietà, meno il suo tsuki era efficace. Il colpo più penetrante era quello dei pugili. La cosa che più mi ha sorpreso, è che il colpo di una persona che non aveva mai praticato era spaventosamente penetrante.
Sono rimasto profondamente sconvolto da questo risultato. Perché un risultato del genere? Che cosa voleva dire? Quali sono le differenze? Che cos'è la vera efficacia? Da dove proviene una vera efficacia? Dovevo ripartire di nuovo alla ricerca dell'efficacia dello tsuki.
Per dominare la preoccupazione di essere inefficace, ho ricercato diversi modi di tirare uno tsuki e ho finito per concludere che la tecnica nel karate deve implicare una concentrazione. Innanzitutto ho cominciato col concentrare la forza fisicamente in un solo punto di impatto. Nel corso dell'esecuzione di attacchi e parate, ho cominciato a concentrare la forza sul punto sul quale tocco il corpo dell'avversario. Nel corso di questa ricerca ho capito che il problema della concentrazione non deve limitarsi alle leggi fisiche e che la cosa più importante è la concentrazione mentale.
Mentre mi ponevo questi interrogativi ho capito una cosa. Fino ad allora avevo praticato il karate con un'illusione fondamentale: confondevo la durezza con la forza e perseveravo nell'indurire il corpo pensando di ottenere più forza, quando invece indurire il corpo equivale a bloccare il movimento.
Questo è un errore fondamentale. Ho dovuto allora cominciare con il massaggiare e sciogliere il mio corpo che avevo indurito nel corso di tanti anni di sforzi.
Mi sono deciso a ripartire da zero, rigettando completamente quello che credevo di aver acquisito fino ad allora. Mi sono fissato come obiettivo di arrivare a forme e movimenti ingenui e spontanei, come se fossi ridiventato principiante. Quando ho provato con questo atteggiamento, ho scoperto che ottenevo una maggiore efficacia.
Ho compreso in quel momento l'insegnamento del Maestro Funakoshi: "Non bisogna mai andare contro la natura".
Mi sono ricordato allora dei differenti tsuki dei maestri. Il Maestro Funakoshi eseguiva uno tsuki in modo molto naturale e decontratto.
Il Maestro Shimoda tirava uno tsuki con leggerezza, ma non l'ho mai potuto parare, poiché il suo braccio non si spostava di un centimetro... poi il terribile furi-tsuki (tsuki frustato) del Maestro Yoshitaka Funakoshi...
Se l'attacco dell'avversario non ha vera efficacia, non avete bisogno di pararlo seriamente. Non avete neanche bisogno di tecnica. A uno tsuki veramente efficace dovete far fronte con una tecnica di parata seria o di schivata, e lì comincia il vero allenamento.
È così che ho potuto incominciare un vero allenamento. Lo tsuki dev'essere assolutamente efficace.
Per questo si deve pensare di far penetrare la sua forza fino all'infinito. Tutta la forza deve attraversare il corpo, senza essere, anche parzialmente, riflessa al momento del contatto.
Un vero colpo mortale è una concentrazione di forza su un punto. In altri termini: versate la totalità del vostro essere nel corpo dell'avversario.
L'efficacia, quindi, cambierà mediante lo stato di spirito.
Non si tratta di colpire come un ladro, che è la cosa più spregevole: bisogna acquisire uno tsuki naturale . . .».



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