Alla pagina "Corsi 2009/2010" del nostro sito principale sono già consultabili gli orari e le date di inizio corsi in programma a partire dal 7 settembre presso la nostra nuova sede:

Palestra «Studio 524»
via Ravennate 520 / 524 - 47521 Cesena

Ricordiamo che ai principianti, sia nel corso per adulti che in quello per bambini, sono riservate due lezioni di prova gratuita prima di decidere per l'eventuale iscrizione.
Karate-do il mio stile di vita
Sto rileggendo per l'ennesima volta «Karate-do - il mio stile di vita», la traduzione dell'autobiografia del Maestro Gichin Funakoshi.

Scritta pochi anni prima della sua morte, avvenuta nel 1957 all’età di 89 anni, descrive la sua vita, la sua infanzia e la sua giovinezza ad Okinawa, la sua determinazione nel tentativo di diffondere l’arte del Karate-do in Giappone. Attraverso la lettura di questo volume il praticante di Karate-do può comprendere meglio lo stile di vita ed il pensiero del Maestro Funakoshi, nonché la sua concezione dell’arte di autodifesa che seppe portare a livelli di perfezione.

Ricco di aneddoti e racconti a tratti profondi e commoventi, il libro è di interesse non solo per coloro che praticano o che intendono praticare Karate-do ma per chiunque nutra un interesse verso la cultura ed il pensiero orientale.

Link al libro: «Karate-do - Il mio stile di vita»
Tratto da "Storia del Karate" di K. Tokitsu - Luni Editrice

continua dal post precedente ...

Nella sua ricerca, Shigeru Egami è stato fortemente influenzato da due altri maestri.

Due massime si riflettono direttamente nel suo insegnamento, quella di Morihei Ueshiba, fondatore dell'Aikidō: «Il fondamento dell'Aikidō, è l'amore», e quella di Hoken Inoue, fondatore del Shinwa-taido: «Bisogna captare l'energia unificante dell'universo».

H. Kudo continua: «Dopo il 1956, il Maestro Egami ha dovuto subire a due riprese degli interventi chirurgici e il suo stato di salute si è aggravato. Non poteva più mostrarci le tecniche in kimono d'allenamento.

"Sarò capace di essere un maestro di arti marziali senza potermi muovere?"

Questa domanda, che nessuno saprebbe affrontare, è diventata per lui il tema della sua vita dopo la quarantina.

Per di più sentiva un complesso d'inferiorità, poiché aveva dovuto rimettere in causa tutte le sue acquisizioni tecniche e doveva anche affrontare delle difficoltà economiche.

Era un karateka, ma, inchiodato sul suo letto di malato, non poteva allenarsi.

Meditando il proprio karate in questa situazione, è diventato capace di sentire la presenza di qualcuno con gli occhi chiusi, cosa che gli ha data una speranza e una nuova base su cui costruire il proprio karate».
Shigeru Egami: «Tre anni sono trascorsi da quando sono morto una volta. Si è trattato di una decina di minuti tutt'al più.

Sono venuto a sapere più tardi che ero stato vittima di una crisi cardiaca. Durante questi minuti ho fatto un'esperienza preziosa.

Di fronte alla morte, il dolore ultimo, l'agonia e la tristezza, la solitudine, in questo istante superavano qualsiasi descrizione.

Nella vita quotidiana, dicevo che bisogna vivere in permanenza con lo stato di spirito dei momenti difficili, e insegnavo questo stato di spirito nel karate.

Ma questa esperienza ha fatto crollare tutte le mie pretese.

Quando sono ritornato alla vita, che gioia è stata!

Tutto quello che vedevo brillava di luce, e ho avuto la gioia di poter sentire una vera vita. Sono stato riempito di tanta gioia e di piacere che parlavo spontaneamente a tutti».

Penso che le esperienze di Shigeru Egami di vivere molto vicino alla morte e anche, come scrive lui stesso, «di essere morto una volta», abbiano acuito a un grado considerevole le sue percezioni energetiche.

E' probabile che queste esperienze abbiano scatenato in lui una capacità eccezionale.

Su questo punto la testimonianza di Maseru Mizushima, membro del Consiglio di amministrazione dell'Associazione Shotokai, è interessante: «Ho cominciato il karate per diventare forte, ma il mio obiettivo è progressivamente cambiato... Nel dojo c'era una signora che era più avanzata di me di due kyu.

Quando facevamo degli esercizi di combattimento, io non potevo mai toccarla e lei mi proiettava; ne sono stato estremamente umiliato, cosa che mi ha dato uno slancio per allenarmi.

Ma durante l'allenamento, poiché ero sempre dominato dai miei condiscepoli, ho voluto vincere questa situazione.
E' allora che uno dei miei superiori mi ha portato dal Maestro Egami per la prima volta, e, commosso, non ho potuto pronunciare una parola.

In seguito ho cominciato a recarmi qualche volta dal Maestro e, ascoltandolo, ho cominciato a comprendere una nuova dimensione del karate.

Nel corso dell'allenamento, quando ho toccato per la prima volta la mano del Maestro, ho sudato enormemente senza apparente ragione.

Al primo esercizio di combattimento con il Maestro, senza che lui mi toccasse, sono stato proiettato e ho perduto conoscenza, fatto incomprensibile.

Il Maestro mi ha allenato nella stessa maniera a tre riprese. E da tre anni circa, quando mi alleno, mi succede di provocare questo stesso strano fenomeno.

E' così che ho constatato la profondità del karate-dō». M. Mizushima non è il solo a essere stato proiettato da Shigeru Egami senza che lui lo toccasse.

Un gran numero di adepti dello Shotokai testimoniano di esperienze simili.

Possiamo porci una domanda. Si tratta di un karate che si avvicina alla sua forma ideale?

Si tratta realmente di un fenomeno d'arte marziale?

La dinamica psichica esistente tra il Maestro e l'allievo, ne spiega la maggior parte?

Si tratta realmente di un fenomeno energetico che può essere esplorato da un metodo di karate che avrebbe scoperto Egami?

Lasciamo aperta la questione.

Torniamo al testo di H. Kudo: «Nel 1963, all'età di 50 anni, il Maestro Egami ha finito per scoprire che le onde magnetiche penetrano nel corpo umano a partire dal lato destro.
Da quel giorno, nello spazio di due o tre anni, è riuscito a fondare il karate a distanza, il karate con il tōate (dare un colpo senza toccare il corpo dell'avversario)...

Così ha avuto un nuovo inizio, a 50 anni, perché è riuscito a fare una fusione del corpo e dello spirito fondendo la sua fiacchezza, la sua debolezza e la sua agilità con le scoperte del ki, del toate e delle onde magnetiche del corpo umano.

Ma le difficoltà lo hanno sempre accompagnato, e ha dovuto essere ricoverato nel 1967, a seguito di una crisi cardiaca...».

Il 10 ottobre 1980, durante uno stage per insegnanti, lo stato di Shigeru Egami si aggrava. Viene trasportato all'ospedale, dove due giorni dopo ha un'emorragia cerebrale.

Non riprende coscienza e muore di polmonite l'8 gennaio 1981, all'età di 68 anni.



© Kenji Tokitsu. Tutti i diritti riservati.
Riprodotto con l'espressa autorizzazione dell'autore
ogni riproduzione non autorizzata è proibita.
L'autore può essere contattato all'indirizzo: http://www.tokitsu.com
Tratto da "Storia del Karate" di K. Tokitsu - Luni Editrice

Shigeru Egami è nato nel 1912 a Kyūshū, in una famiglia di commercianti.

Dopo il suo arrivo a Tōkyō, comincia con passione la pratica del karate. In precedenza era stato iniziato al judō, verso l'età di tredici anni.

Dopo aver passato, con qualche difficoltà, il concorso per entrare all'università di Waseda di Tōkyō, comincia gli studi di commercio; ma è il karate che invece scopre.

E', in questa università, il primo allievo di G.Funakoshi, al quale resterà fedele per tutta la vita.
Il suo allievo, Haruo Kudo, direttore del club di karate dell'università Gakushuin, riassume così l'itinerario del maestro: «Per tutta la vita, il Maestro Egami è stato il primo discepolo del Maestro Gichin Funakoshi.

Il Maestro Egami diceva: "Il karate del M° Funakoshi, nella sua giovinezza, ha dovuto essere morbido e senza eccesso di forza. Bisogna che il nostro karate divenga simile, ispirandosi a questo modello".
Perciò ritengo che il karate del M° Egami sia dello stile Funakoshi-Egami, che ispira la scuola di Shōtōkan superiore.

Negli anni trenta il M° Egami sognava di costruire il karate con il M° Yoshitaka Funakoshi, partendo dall'insegnamento del M° Gichin Funakoshi. Ma il M° Yoshitaka è morto giovane, per questo il M° Egami ha dovuto continuare da solo, con il cuore pieno di lacrime, il loro lavoro di costruzione della scuola dello Shōtōkan superiore...

Verso il 1955, quando il Maestro Egami aveva poco più di 40 anni, ha cominciato, nel suo insegnamento al dōjō della nostra Università, la ricerca di un karate morbido, senza eccesso di forza. Ha respinto coraggiosamente le concezioni e le tecniche di karate che aveva acquisito fino ad allora. Trasformava tutte le tecniche fondamentali, per questo gli allievi avanzati hanno avuto un complesso di inferiorità rispetto ai principianti, che potevano imparare direttamente le tecniche nuove. Ma penso che sia il Maestro Egami, che ha dovuto sentire il più grande complesso di inferiorità. Durante gli stages, ho avuto l'occasione di parlare con il Maestro Egami, con il quale passavamo una decina di ore ogni giorno. Il Maestro valutava le tecniche e le personalità con grande freschezza di spirito.

Aveva cominciato a studiare i cicli energetici della luna e del sole.

Poneva, anche a me, domande sulla telepatia e il toate (colpo a distanza)... Diceva che per uno tsuki bisogna mirare due metri al di là del bersaglio, che poteva sapere come si allenavano i suoi allievi senza guardarli, che sarebbe possibile far cadere una persona senza toccarla , ecc...»

In effetti, nell'ultima parte della sua vita, Shigeru Egami si orienta verso la ricerca energetica e la comunicazione interpersonale, e orienta il proprio karate verso il misticismo.

Possiamo pensare che lo stato della sua salute abbia avuto un'influenza importante su questa evoluzione e sulla sua ricerca dell'efficacia.

Infatti, ha avuto fin dall'infanzia problemi digestivi e all'età di 24 anni è stato colpito dalla tubercolosi in seguito a una polmonite. Tuttavia, prima e dopo le sue malattie, Shigeru Egami era rinomato per avere un corpo particolarmente solido.

Era fiero dei suoi muscoli - «d'acciaio» dicevano i suoi condiscepoli. Ma, a partire dalla quarantina, soffre periodicamente di mal di stomaco, di polmoni e di cuore, che si aggravano di anno in anno.

Penso che queste esperienze abbiano orientato la sua ricerca nel karate, creando in lui un'attitudine introspettiva.

fine prima parte ...



© Kenji Tokitsu. Tutti i diritti riservati.
Riprodotto con l'espressa autorizzazione dell'autore
ogni riproduzione non autorizzata è proibita.
L'autore può essere contattato all'indirizzo: http://www.tokitsu.com
Tratto da "Storia del Karate" di K. Tokitsu - Luni Editrice

Uno dei maggiori contributi di Shigeru Egami è di aver posto i problemi fondamentali sollevati dalla pratica del karate, e di aver tentato di rispondervi attraverso una sperimentazione sistematica.

Questo testo, che egli ha scritto nel 1970 illustra bene il suo percorso:

« Il karate è una tecnica per uccidere? Il Maestro Funakoshi ci ha insegnato che nel karate non si attacca per primi, e che non bisogna opporsi alla natura con il corpo e lo spirito». Eppure, più di una decina d'anni fa, quando ho incontrato uno dei miei colleghi di karate di un tempo, mi ha detto: "Come? Tu continui ancora a formare degli assassini?".

Queste parole mi hanno lasciato senza fiato dalla sorpresa.

Dato che l'aveva detto, bisognava ben ammettere che vi erano delle persone che la pensavano come lui. Respingendo la sua opinione, ho fatto fatica a persuadere me stesso.

Anche se si dice che il karate è un budō o hyohō (arte della strategia), che implica un allenamento spirituale, non è, questa, la giustificazione ipocrita di tecniche destinate semplicemente a rompere la testa e a uccidere?
Ogni volta che sono stato afferrato da questo interrogativo, mi sono detto: "No, non è possibile......E' impossibile".

Ma ho dovuto riconoscere una lacuna profonda nel karate della nostra epoca e nei modi di praticare e di comprendere i significati dei kata.

«Ho attraversato dei periodi di angoscia, di stallo, di tortura , che erano una lotta sanguinosa contro me stesso, e ho finito per capire che cos'è il heiho, metodo della pace che deriva dall'esperienza della cultura giapponese.

Sono stato preso da un'emozione che ha fatto tremare tutto il mio corpo di gioia, quando ho compreso la via del heihō, la "via del metodo della pace".

Oggi, la via del karate ha perso la sua qualità e si è degradata al punto da essere qualificata come allenamento per uccidere. Devo contribuire a raddrizzarla verso una vera via, la via del karate; è quello che voleva insegnarci il Maestro Gichin Funakoshi.

Penso che sia la mia unica vocazione, poiché sono un adepto della via del karate.
Heihō, il metodo della pace, ci insegna a vivere veramente al di là della vita e della morte, a vivere una vita veramente magnifica.

Come dev'essere il karate-dō, metodo della pace, heihō?

Come devo agire per trasformare qualitativamente la tecnica del combattimento in metodo della pace?

Come concepire le tecniche del corpo?

Come devo affrontare il problema dello spirito?

Giorno dopo giorno, mi sono allenato investendo la mia vita per affrontare queste domande.

Mi sono allenato consumando la mia vita allo scopo di superare ogni giorno il mio allenamento del giorno prima.

Ho vissuto a fondo giorno dopo giorno senza lasciarmi andare al pensiero dell'indomani, trattenendo il mio pensiero qui e ora.

Grazie al maestro, ai miei predecessori e ai miei allievi, sono riuscito ad avvicinarmi alle tecniche che cercavo.

Se qualcuno mi domanda: "Continui a formare degli assassini?", posso rispondere : "No!" con convinzione.

Conosco chiaramente la direzione verso la quale devo avanzare fino a quando avrò consumato tutta la mia vitalità.

Noi, uomini mediocri, dobbiamo camminare sostenendoci a ogni passo con vere amicizie, verso lo stato ultimo della via.

Io, che ho sempre cercato di vincere, che ho perduto ogni volta nella lotta della vita, ho finito per attingere un tale pensiero.

E' una via che avevano seguìto i Giapponesi, con il vero spirito giapponese, lo spirito originale dei Giapponesi».


© Kenji Tokitsu. Tutti i diritti riservati.
Riprodotto con l'espressa autorizzazione dell'autore
ogni riproduzione non autorizzata è proibita.
L'autore può essere contattato all'indirizzo: http://www.tokitsu.com

di Marco Forti

Il termine Shōtōkai significa gruppo, collegio di Shoto (Shoto era lo pseudonimo usato dal Maestro Gichin Funakoshi per firmare le proprie poesie).La traduzione letterale del termine Shōtō è "onde di pino" ed il Mº Funakoshi spiegò il motivo della scelta del termine nel suo libro "Karate-Do - My Way Of Life": «...La città fortificata di Shuri dove sono nato è circondata da colline con foreste di pini delle Ryukyu e vegetazione sub-tropicale, fra cui il monte Torao... La parola Torao significa "coda di tigre", termine appropriato poiché la montagna era molto stretta e così foltamente boscosa che, vista da lontano, sembrava proprio la coda di una tigre... Quando avevo tempo, solevo passeggiare sul monte Torao...se accadeva che ci fosse anche un pò di vento, si poteva udire lo stormire dei pini e sentire il profondo impenetrabile mistero che si trova all'origine di tutta la vita... Godere la solitudine ascoltando il vento fischiare attraverso i pini mi sembrava un'eccellente maniera per raggiungere la pace della mente che il Karate richiede...queste sensazioni sono sempre state parte di me, fin dall'infanzia: decisi cosi' che "SHŌTŌ" era il miglior nome con il quale firmare le mie poesie.»

Il Dojo in cui il Mº Funakoshi insegnava a Tōkyō venne chiamato Shōtōkan (Kan = casa, edificio) mentre Shōtōkai è il nome dell'associazione fondata nel 1935 dagli allievi del Maestro per la diffusione del Karate-dō e per raccogliere fondi per la costruzione del dōjō centrale.Poiché i suoi allievi provenivano dallo Shōtōkan, presto si confuse il nome della scuola con quello del suo metodo (che Funakoshi chiamava semplicemente Karate-dō).Il Dōjō centrale (Shōtōkan) e la casa del M° Funakoshi appartengono oggi alla Nihon Karate-dō Shōtōkai Kyōkai (Japan Karate-dō Shōtōkai Association).Il M° Funakoshi fu quindi fondatore del dojo Shōtōkan e del gruppo Shōtōkai.Alla quida di quest'ultimo gli successe, quale responsabile, il M° Shigeru Egami che continuò l'evoluzione del Karate quale arte marziale tradizionale fino alla forma che oggi è chiamata stile Shōtōkai.

Per approfondimenti: http://www.seishinkai-cesena.it/page.php?21