Tratto da "Storia del Karate" di K. Tokitsu - Luni Editrice

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Queste esperienze mi hanno indotto a diffidare del makiwara. Ma in fondo a me stesso pensavo che il mio colpo non era come quello degli altri, e ho continuato a cercare di colpire in maniere diverse, affrontando delle difficoltà.

Nel corso di questa ricerca, sono stato obbligato progressivamente a trasformare il modo di formare il pugno e ho finito per trasformarlo completamente.

La mia conclusione è stata la seguente: per effettuare uno tsuki efficace, non bisogna colpire come si impara abitualmente, occorre cambiare la forma del pugno. E se si assume questa forma efficace, non ci si può esercitare al makiwara. Era circa il 1958.

Proseguendo la mia ricerca, ho anche compreso che l'esercizio al makiwara non è solo inefficace, ma è nocivo per la salute. È evidente se si studia, anche poco, l'agopuntura o lo shiatsu».

Queste riflessioni, e le loro conclusioni, sono tanto più interessanti e importanti in quanto S. Egami ha inizialmente praticato in profondità la forma di karate che criticherà in seguito.

Per quanto riguarda il makiwara, per esempio, non si tratta della critica di una persona che ragiona senza aver mai praticato.
Egli formula la sua critica con il peso di venticinque anni di pratica. Una domanda semplice e grave si impone: perché allora l'allenamento al makiwara esiste ed è raccomandato nella tradizione del karate di Okinawa?

È forse fondamentalmente errato?

Si tratta forse di un problema relativo, dato che S. Egami avevva superato il metodo tradizionale del Karate di Okinawa e le sue considerazioni non si limitavano al makiwara, ma si estendevano al metodo nel suo insieme?



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